In breve: un contenuto realizzato con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale può essere tutelato dal diritto d’autore solo se esiste un apporto creativo umano riconoscibile. Senza quell’apporto non si ha alcun diritto esclusivo sul risultato e si potrebbe perfino violare diritti di terzi. Vediamo perché.
Quando l’IA entra nel processo creativo, di chi è davvero il contenuto?
Un’azienda genera in pochi secondi con un click le immagini per una nuova campagna pubblicitaria. Un professionista chiede a uno strumento di IA di scrivere il testo per un proprio prodotto. Uno studio grafico produce un logo partendo da un prompt.
Ebbene, in tutti questi casi ci si pone la stessa domanda: “quel contenuto è davvero mio”? Si può usarlo liberamente, anche a fini commerciali, senza rischi?
Dal 2025 l’Italia ha introdotto una disciplina specifica che chiarisce il punto, pur lasciando alcune zone grigie per le quali dovrà intervenire la giurisprudenza.
La regola di base: senza creatività umana, non c’è tutela
L’articolo 25 della Legge 23 settembre 2025, n. 132 ha modificato la Legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) per chiarire, da un lato, che l’uso di strumenti di IA non esclude la tutela autoriale, ma – dall’altro lato – la protezione scatta solo se il risultato è riconducibile all’attività intellettuale di un autore umano.
La norma, dunque, non crea una nuova categoria di opere dell’ingegno “generate dall’IA”, ma ribadisce un principio già consolidato a livello europeo e internazionale: l’IA può essere uno strumento, anche sofisticato, ma non può essere l’autore.
Per ottenere tutela autoriale è necessario, dunque, un apporto creativo umano. Nella pratica, è necessario, cioè, che l’autore:
• selezioni, combini o modifichi i risultati dell’IA con scelte personali;
• eserciti un controllo creativo sul processo;
• dimostri un contributo originale riconoscibile.
Non basta quindi:
• scrivere un prompt generico,
• accettare il primo output,
• pubblicarlo così com’è.
Serve un contributo umano riconoscibile – una scelta stilistica precisa, una selezione ragionata tra più risultati, una rielaborazione personale del materiale generato – e non la semplice pubblicazione del primo output ottenuto da un prompt.
In altre parole: più il tuo intervento si limita a scrivere un’istruzione e pubblicare il risultato così com’è, più è debole (se non del tutto assente) la tutela di quel contenuto come opera dell’ingegno.
Cosa succede se manca un apporto creativo sufficiente
Un contenuto generato dall’IA senza un intervento creativo rilevante non solo rischia di non essere tutelabile per chi l’ha prodotto, ma può essere liberamente ripreso e utilizzato anche da altri, incluso un concorrente. Se hai investito tempo – e magari budget – per costruire un’identità visiva o dei testi basati su output “grezzi” dell’intelligenza artificiale, potresti scoprire di non avere alcun diritto esclusivo su quel materiale.
È una circostanza da tenere presente soprattutto per chi costruisce su questi contenuti elementi identificativi importanti dell’attività: il logo di un marchio, le immagini guida di un catalogo, i testi portanti di un sito web.
I rischi non finiscono qui: attenzione a cosa “assomiglia” il contenuto generato
C’è poi un secondo ordine di rischi: quello di violare, involontariamente, i diritti di terzi.
Un’immagine generata con IA può risultare troppo simile a un’opera già esistente e protetta, oppure riprodurre elementi distintivi di un marchio registrato. Se, poi, il contenuto ritrae un volto realistico, si aggiunge il tema del diritto all’immagine della persona reale eventualmente riconoscibile, con tutte le implicazioni, anche delicate, legate ai casi di deepfake.
Per un’azienda che si affida a un’agenzia o a un freelance per la produzione di contenuti con IA, si aggiunge inoltre un ulteriore livello: chi risponde se il contenuto genera una contestazione? Senza un accordo scritto chiaro tra le parti, la responsabilità contrattuale può diventare un terreno scivoloso.
Cosa fare in pratica
Per chi usa regolarmente strumenti di Intelligenza Artificiale nella propria attività, alcune accortezze potrebbero ridurre in modo sensibile i rischi:
• Conservare traccia del processo creativo: prompt, versioni intermedie, scelte operate per arrivare al risultato finale.
• Rielaborare sempre l’output prima di pubblicarlo.
• Verificare i termini d’uso della piattaforma di IA: diritti concessi, limiti, licenze.
• Regolare per contratto con collaboratori, agenzie o freelance chi sarà titolare dei contenuti prodotti con IA e chi risponde in caso di contestazioni.
• Prestare attenzione a stili riconoscibili, marchi, volti reali o elementi che possono richiamare opere protette.
Una disciplina in evoluzione
La normativa in materia è “giovane”, si muove insieme ai nuovi strumenti e potrà essere precisata dalla giurisprudenza.
Per aziende, professionisti e creator che integrano l’IA nel proprio lavoro quotidiano, tuttavia, capire fin da subito dove passa il confine tra “è mio”, “posso usarlo liberamente” e “rischio una contestazione” non è un esercizio teorico: è una forma concreta di tutela del proprio lavoro.
Se stai valutando come gestire correttamente l’uso dell’Intelligenza Artificiale nella tua attività – dalla titolarità dei contenuti ai contratti con collaboratori e fornitori – sono a disposizione per una consulenza dedicata: contattami per parlarne.
